Milioni di persone sono venute in contato con l’amianto, non solo lavoratori ma anche comuni cittadini. L’amianto è un minerale naturale fortemente cancerogeno che è stato utilizzato per oltre quarant’anni per l’isolamento di edifici, tetti, navi, treni, per fabbricare vernici, tegole, pavimenti e tubazioni. Solo nel 1992 l’uso dell’amianto è stato vietato in Italia. Imprenditori dell’industria privata e dello stato, medici, sindacalisti, dirigenti aziendali, multinazionali conoscevano già da tempo la nocività di questo materiale ma hanno taciuto. La scienza affermava: “l’amianto provoca il tumore” e intanto i lavoratori continuavano ad essere esposti quotidianamente. Sino ad oggi sono centinaia di migliaia le morti in Europa causate dall’esposizione all’amianto e il numero è destinato a crescere. Prima di scoprire la triste eredità dell’amianto dovremo attendere trent’anni, forse quaranta. Il picco delle morti da amianto è previsto per il 2018.
“L’inchiesta pone all’attenzione il tema dell’amianto, presentando una serie di interviste inedite a lavoratori esposti all’amianto, a magistrati, sindacalisti, medici del lavoro, residenti di case con rivestimento in amianto e parenti di lavoratori morti per cancro ai polmoni a causa dell’amianto.
A questi racconti fanno da contrappunto le immagini girate all’interno delle fabbriche in cui si lavorava l’amianto, mostri di cemento lasciati pericolosamente in stato di abbandono e degrado.
Una ricerca in diverse regioni italiane, per presentare un documento inedito sul drammatico evolversi del rischio di una malattia mortale, che ha già causato migliaia di morti e continuerà a farne nei prossimi decenni”. (Giuliano Bugani, Salvatore Lucchese)