Due percorsi umani geograficamente opposti: quello dei cooperanti indipendenti dall’Italia verso l’Africa e quello degli immigrati clandestini dall’Africa verso l’Italia, entrambi in cerca di qualcosa. In entrambi i casi si tratta di viaggi della speranza: da un lato l’urgenza di arricchire il senso della propria vita rendendosi utili al prossimo, dall’altro ciò che genera la spinta è la necessità di sopravvivere, garantire la sopravvivenza alla propria famiglia, la ricerca della libertà o la necessità di cure sanitarie. Il paradosso è che ciò che l’italiano cooperante è andato a cercare di recuperare in Africa, portando come oggetto di baratto il proprio bagaglio di beni economici e sanitari, è esattamente ciò a cui all’africano viene chiesto di rinunciare in cambio del falso sogno del paradiso europeo.
“Parte della colonna immagini del documentario ha una grafia visiva estremamente astratta, giocata su sfocature, dettagli di difficile lettura, sfumati, anche estranei al nucleo specifico degli argomenti, ma funzionali ad un più profondo coinvolgimento emotivo dello spettatore… Le interviste ai bianchi, fatte o in luoghi significativi della loro esperienza o in campagna in luoghi particolari. Le interviste ai neri girate in campagna in luoghi particolari o in luoghi in rapporto alle loro attività: davanti a ruderi di abitazioni, nei centri commerciali o sulla spiaggia. Tutte interviste ferme, classiche, macchina a cavalletto, vari campi sull’intervistato di primo piano e mezzobusto oppure, totali campo lungo e lunghissimo con il regista. Il regista a volte è in campo a due ma preferibilmente di spalle e in campi lunghi…” (Mario Chemello)