Ciò che è oggi non è quello che era ieri né quello che sarà domani. In questa frase la disperazione e rassegnazione degli ex pescatori di Muynaq, piccola cittadina affacciata su quelle che erano le sponde del Lago di Aral. La città, ormai fantasma, e i suoi abitanti sono vittime di un inarrestabile disastro ambientale in atto ormai da decenni.
“Il lago d’Aral, molto spesso chiamato mare d’Aral, fino a sessant’anni fa era considerato uno dei quattro laghi più grandi del mondo. Oggi è quasi scomparso. Al suo posto resta un fondale di sabbia e paludi molto salate e inquinate. La causa è stata il fatto di prelevare tutta l’acqua dei due fiumi affluenti al lago, l’Amou-Daria e il Syr-Daria, per irrigare le immense piantagioni di cotone, del quale i paesi centro asiatici sono i maggiori produttori del mondo, oggi e lo sono stati anche al tempo dei sovietici.”
Antonio Martino
Antonio Martino, da sempre impegnato in tematiche sociali e ambientali, riceve il prestigioso Premio Ilaria Alpi nel 2007 per Gara de Nord_copii pe strada, un documentario sui bambini di strada di Bucarest. Sempre nel 2007 realizza Pancevo_mrtav grad, un reportage ambientale girato a Pancevo, cittadina a quindici km da Belgrado pesantemente bombardata dalla Nato durante la guerra dei balcani del 1999. Attualmente promuove il documentario Nìguri, girato nei dintorni del Campo di Accoglienza di Sant’Anna, frazione di Isola Capo Rizzuto, Crotone