La 40esima edizione del Festival internazionale del teatro in piazza (9-18 luglio 2010) presenta alcuni documentari davvero speciali.
Il 10 luglio alle 17,30 il Festival è in programma “Below Sea Level” di Gianfranco Rosi. Il documentario si cala nella quotidianità di una comune che vive ai confini della società, accampata in una base militare dismessa a 250 km a Sud-Est di Los Angeles a quaranta metri sotto il livello del mare. È la storia di sei personaggi che per quattro anni Rosi ha seguito con la sua telecamera là dove la società li ha spinti per non vederli. È illegale dormire all’aria aperta a Los Angeles. È ancora illegale trasferirsi sulle montagne se non hai una casa da qualche altra parte. E allora non resta che il deserto a raccogliere quel che vi è di restante delle vite di veterani, medici, parrucchiere che per una ragione o per un’altra – ma anche per una scelta di fondo – si trovano a vivere ai margini di tutto e a inventarsi un modo di fare comunità.
Il 15, 16 e 17 è la volta invece di “(s)wing / concerto” di Zapruder filmmakersgroup. In una sorta di cinema incarnato e tattile, o di teatro immateriale, il gruppo formato da David Zamagni, Nadia Ranocchi e Monaldo Moretti ha registrato il battito d’ali di piccoli volatili e lo ha amplificato nella sua dinamica fisica e sonora all’interno di una teca/diorama, e quindi restituito da un impianto audio mentre un secondo impianto ripropone l’ascolto in partiture che assommano al suono concreto ognuna delle partiture precedenti, fino alla saturazione. Il tornado, appunto.
Il 15 luglio è il turno di Pietro Marcello con “La bocca del lupo”, in cui un uomo torna a casa dopo una lunga assenza. Scende al volo da un treno in una livida città portuale. L’attraversa cercando i luoghi di un tempo, ormai in dismissione, che affiorano alla memoria nel loro antico splendore.
Il 16 luglio verrà proiettato invece “Estrellas” dell’argentino Federico Leòn. In una bidonville alla periferia di Buenos Aires gli abitanti scoprono che la loro povertà può essere fonte di guadagno. Trasformano quindi case e strade del quartiere in un set cinematografico e si offrono per interpretare il ruolo di se stessi davanti a una videocamera.
Durante i giorni del festival, Marco Bertozzi concluderà il progetto “Adotta un Doc” nato dalla collaborazione con l’Università IUAV di Venezia. Il laboratorio ha esplorato, fattivamente, alcune forme documentarie contemporanee sul tema della rappresentazione dell’altro, a partire dalla domanda “Chi è il mio prossimo?” che sottende il festival. I cortometraggi realizzati – per i quali gli studenti hanno affrontato le varie fasi di lavoro, dalla stesura del soggetto sino alla post-produzione – saranno mostrati durante il festival nei televisori di alcune abitazioni private di Santarcangelo, con l’intento di portare l’invisibile “cinema del reale” nelle case degli italiani dove solitamente non arriva attraverso i canali di diffusione consueti.
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